Cerca

Area Utente

Utility Varie



Flesko

Il Secondo Stadio del Travaglio: l’Ora della Spinta!

PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 22 Settembre 2009 10:31

Immaginare il proprio travaglio è una cosa davvero difficile, se non impossibile! Ma sapere in anticipo quello che accadrà al proprio corpo può essere davvero utile per vivere al meglio questa esperienza.



In genere il travaglio inizia con la comparsa di contrazioni regolari, che si possono protrarre per 12 ore o più, che in genere si velocizza per le pluripare.
Man mano che il collo dell’utero inizia ad aprirsi le contrazioni diventano più forti e ravvicinate, è a questo punto che il bambino scende nel canale del parto. In realtà si può dire che il travaglio sia iniziato solo quando le contrazioni diventano intense e regolari. Questo è anche il momento migliore per raggiungere l’ospedale, e una volta arrivati l’ostetrica controllerà la dilatazione, inserendo le dita in vagina ed analizzando quindi la cervice uterina. Alla fine del primo stadio le contrazioni hanno una durata di 45-60 secondi e sono molto più ravvicinate, a questo punto si avvicina la seconda fase del travaglio, ovvero la fase della spinta.
Quando il collo dell’utero è completamente dilatato, raggiungendo quindi i 10 cm, si formerà un unico canale (utero, collo e vagina) detto canale del parto. A questo punto, in genere, si arriva davvero stremate dal punto di vista emozionale e si possono facilmente avvertire brividi, panico, senso di stordimento e nausea. È fondamentale in questo momento il supporto della persona cara che sta vicino alla futura mamma.
C’è da dire che non tutte le donne percepiscono il dolore allo stesso modo, molto dipende dalla “soglia di dolore” che è del tutto personale. Comunque solo il 2% delle donne non prova quasi dolore durante il parto, chiaramente la percentuale non è molto incoraggiante… Non si conoscono le ragioni mediche di tali differenze, ma sicuramente un aiuto per alleviare il dolore consiste nel seguire i consigli dell’ostetrica e cercare di affrontare il tutto con la massima serenità, pensando al momento in cui si abbraccerà il proprio bambino.
Quando la dilatazione è completata si avverte un bisogno irrefrenabile di spingere, ogni volta che sopraggiunge una contrazione. In genere ogni danna capisce da sola quando è arrivato il momento di spingere, perché l’impulso è davvero forte e irrefrenabile; solo quando si è sottoposte ad anestesia epidurale non si avverte questo impulso, perché le terminazioni nervose sono addormentate, e in questi casi sarà l’ostetrica ad indicare alla donna, quando arriva una contrazione e quando si deve spingere.
In questo stadio le contrazioni sono meno frequenti e più potenti ed il dolore si sposta dall’addome verso la vagina ed il perineo. Durante le spinte, la testa del bambino scende nel canale del parto e l’ostetrica sarà in grado di vederla. Quando tutta la testolina è fuori si avverte una tensione, una specie di bruciore alla vagina, ed il perineo si distende sopra la testa del bambino. A questo punto l’ostetrica cercherà di incitare la donna a non spingere per permettere alla cute del perineo di distendersi gradualmente, per evitare lacerazioni. Quando la testolina del bambino è fuori ci sarà un breve intervallo, prima della contrazione successiva, in cui l’ostetrica aiuterà il bambino a far uscire le spalle. In ogni caso quando la testa del bambino è fuori, si può dire che il peggio sia passato.

I Consigli delle Ostetriche

Le ostetriche consigliano di stare il più possibile in piedi, per poter sfruttare la gravità a proprio vantaggio. Restare in piedi durante tutto il travaglio e la fase di espulsione aiuta a rendere il parto più rapido e mono doloroso. È comunque fondamentale controllare bene la respirazione, che può dare un grandissimo aiuto. Bisogna cercare il ritmo giusto per la respirazione, che aiuta tantissimo ad ossigenare i muscoli (quindi ad alleviare naturalmente il dolore) e ad affrontare meglio la fase della spinta. Per rendere il tutto più agevole è bene assecondare il proprio corpo e concentrarsi su quello che sta accadendo, estraniandosi dall’ambiente esterno, magari creando un ambiente confortevole e rilassato con un sottofondo musicale e delle luci soffuse. Inutile preoccuparsi del proprio aspetto o di fare accidentalmente la popò, situazione che l’ostetrica sa bene come affrontare. La cosa migliore è sempre dare ascolto a quello che consiglia l’ostetrica, il cui compito è proprio quello di assistere il parto ed aiutare la donna in questa “impresa” in ogni caso del tutto naturale.
Qualche volta può capitare che le cose vadano diversamente e che non si riesce a spingere fuori il bambino, in questo caso è necessario un aiuto esterno. Una situazione di questo tipo può accadere quando si è iniziato a spingere troppo presto o comunque non si hanno più forze a sufficienza, quando il bambino non è posizionato bene (se ad esempio la sua schiena è posizionata contro quella della mamma), se il bambino ha il cordone ombelicale attorno al collo o una manina sul viso. In questi casi il bambino potrebbe essere sospinto verso l’alto invece che verso il basso, ed è quindi necessario un aiuto per far nascere il bambino. Si può praticare un’incisone sulla zona del perineo (episiotomia), così come è possibile ricorrere alla ventosa o al forpice. Se non ci sono segnali di sofferenza della mamma o del bambino, e non ci sono altre complicazioni, dovrebbe comunque essere possibile evitare di ricorrere al cesareo.

Commenti
Cerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."