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Legame Madre Figlio

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Scritto da Administrator   
Venerdì 17 Luglio 2009 09:55

Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi circa il legame madre-figlio, riscoprendone e rivalorizzandone la sua importanza per la salute fisica e affettiva del bambino; in questo modo si sono ottenuti significativi progressi nel campo della pediatria. Fino a non molto tempo fa, si credeva che il neonato nelle prime ore e giorni di vita non fosse in grado di agire e reagire con il mondo che lo circonda alla nascita, invece ci si è dovuti ricredere profondamente su questo punto.



Fin dai primi giorni, infatti, il bambino è in grado di osservare attentamente il mondo che lo circonda più da vicino, in particolare egli si sofferma sul viso della madre. Nei momenti in cui la mamma tiene tra le sue braccia il suo piccolo, i due imparano a “riconoscersi” ed iniziano a stringere il loro legame affettivo. Inoltre c’è qualcosa che ha il potere di tranquillizzare il bambino, ed è qualcosa che lui può riconoscere, risalendo a prima della nascita, si tratta del battito cardiaco della madre. Questo è il rumore continuo al quale il bambino si è abituato per nove mesi, e quando la mamma tendendolo il braccio, lo poggia sul suo petto facendogli sentire il ritmo del suo cuore, il bambino inevitabilmente proverà un senso di calma e di “familiarità”.
Tutto questo dimostra che il bambino, fin dalla nascita, è un individuo con una propria personalità che deve essere rispettata. Anche nella madre, l’instaurarsi di un legame così profondo con quel piccolo che ha portato in grembo per nove mesi, è qualcosa di molto importante e profondo, che si sviluppa in gran parte in maniera istintiva.

Nursery o Rooming-in

roominginLa necessità di stare insieme ed iniziare ad instaurare un legame forte e duraturo scaturisce nella madre e nel bambino fin dalle prime ore di vita del piccolo ed è qualcosa che di ora in ora, di giorno in giorno, deve andare rafforzandosi con continuità. È per questo motivo che anche gli ospedali stanno rivedendo la loro organizzazione in favore di questa naturale esigenza.
Nella maggior parte delle strutture ospedaliere, la madre, se sta bene e lo desidera, può attaccare al seno il suo piccolo anche immediatamente dopo il parto, e tenerlo con sé per le prime 2-3 ore dopo la nascita. In seguito, pur cercando di favorire il rapporto madre-figlio, le cose posso variare a seconda dell’organizzazione dell’ospedale.
Alcuni ospedali prevedono la “nursery”, un grande locale del reparto di maternità, dove i neonati vengono tenuti insieme, ciascuno nella propria culletta, per essere poi portati alla mamma per l’allattamento e per qualche altro breve periodo della giornata.
Altri ospedali, invece, prevedono una sistemazione maggiormente orientata al legame madre-figlio grazie al “roaming-in”. Con questo termine, che letteralmente significa “stare in stanza insieme” si intende appunto la possibilità data alla madre di provvedere da subito alla cura del proprio piccolo tenendolo in camera con sè. È chiaro che con questa opzione, soprattutto nei primi giorni, quando magari ci alza solo per andare in bagno, può essere utile avere qualcuno con sé, in quanto il prendersi cura costantemente del bebè può essere davvero faticoso, soprattutto dopo l’esperienza del parto. Nelle strutture che permettono in roaming-in la nursey serve solo per accogliere i neonati nati con qualche problema, che hanno bisogno di particolari cure e che devono quindi essere seguiti dal personale medico.
Vi sono anche delle strutture dove coesistono nursery e roaming-in; qui il bambino sta per quasi tutta la giornata in una culla accanto al letto della mamma, affinchè questa si possa prendere cura del suo piccolo e la sera viene riportato nella nursey dove trascorrerà la notte. Questa terza soluzione permette quindi l’instaurarsi del legame madre-figlio, lasciando alla prima anche la possibilità di riposarsi e recuperare le energie almeno di notte.
Il prendersi cura del proprio bambino fin dalle prime ore di vita e per tutta la giornata ha anche altri importanti vantaggi, innanzitutto permette alla mamma di imparare direttamente dal personale medico a prendersi cura del piccolo e si assume subito la responsabilità del proprio bambino, inoltre permette un più facile passaggio dall’ospedale a casa, non stravolgendo completamente le abitudini assunte, in questo modo si allevia la depressione post parto che può colpire la mamma quando si trova da un giorno all’altro di fronte a delle responsabilità che prima non aveva.
La soluzione del roaming-in risulta quindi sicuramente vantaggiosa per la mamma ed il bambino, ma ancora non ha trovato una larga diffusione nelle strutture ospedaliere perché si tratta di una forma organizzativa molto più complessa, per la quale si ha la necessità di più personale specializzato. Infatti praticamente la responsabilità legale di un qualunque incidente si dovesse verificare mente il bambino è con la mamma ricade proprio sul personale dell’ospedale. Si capisce quindi che per adottare questa soluzione l’ospedale va incontro ad un enorme sforzo finanziario ed organizzativo, ed è questo il motivo della sua lenta diffusione.

Allattamento in Ospedale

nurseryNegli ospedali, in genere, viene incitato l’allattamento al seno fin dalle prime ore di vita del bambino, quando i riflessi di rotazione e di suzione del bambino sono molto forti, e si cerca di evitare tutto quello che possa scoraggiarlo. È chiaro che facilitare l’allattamento al seno è molto semplice e non è necessario neanche un grandissimo sforzo da parte del personale ospedaliero, eppure non in tutti gli ospedali si pone la stessa attenzione a questa situazione.
Alcuni ospedali, infatti, non permettono ad esempio un attaccamento al seno nelle prime ore dopo il parto, eppure è proprio in queste ore che, sebbene ancora non vi sia molto da mangiare, il bambino sente molto l’istinto di succhiare, e succhiando viene stimolata la produzione di latte. In alcuni ospedali i bambini vengono attaccati al seno dalle 12 alle 24 ore dopo il parto e questo può chiaramente comportare dei problemi nell’allattamento.
La stessa produzione del latte viene stimolata dal succhiare del bambino e tanto più tardi ciò avverrà tanto più lunghi saranno i tempi per la produzione di latte. Tuttavia il latte potrebbe tardare a comparire anche con l’attaccamento del bambino, questo non deve spaventare, in quanto nei primi giorni di vita il bambino ha sufficienti riserve per non avvertire il senso della fame ed i primi allattamenti servono più che altro a far sentire il bambino protetto, coccolato e fargli sentire il calore e l’amore della madre. Tutti i bambini nei primi giorni di vita hanno il cosiddetto “calo fisiologico”, ovvero perdono parte loro peso che avevano alla nascita per recuperarlo dopo qualche giorno. Tutto questo non deve spaventare e bisogna ricordare che cercare di tenere il bambino attaccato al seno più del necessario può provocare solo irritazioni ai capezzoli, che inevitabilmente porteranno a dei seri problemi per l’allattamento.
Alcuni ospedali, per ovviare a questo calo di peso del bambino, tendono a somministrare un’aggiunta di latte artificiale, con il biberon, anche quando non è davvero necessario. Questo però è controproducente, in quanto comporta il rischio che il bambino si abitui al biberon, che è decisamente più semplice e comodo e rifiuti il seno. Inoltre il latte artificiale è anche più dolce, e questo può essere un motivo aggiuntivo per preferirlo al latte materno; tuttavia abituare il piccolo fin da subito al latte artificiale comporta un maggiore rischio di andare incontro ad allergie nel periodo dello svezzamento. Questo non significa che la somministrazione di latte artificiale, totale o parziale, sia da abolire in ogni caso, ma solo che sia da riservare a dei casi particolari. In generale comunque l’allattamento al seno è da preferire a quello artificiale.

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